ULTIMA GENERAZIONE A LEGGERE E SCRIVERE? Solo su FashionTech
Ultima generazione a leggere e scrivere?
“Vi siete mai chiesti se i nostri nipoti saranno davvero l’ultima generazione a leggere e scrivere?
Non è una frase da fantascienza, ma una dichiarazione di Victor Riparbelli, CEO e cofondatore di Synthesia, una delle piattaforme più avanzate al mondo per creare video con l’intelligenza artificiale.
Riparbelli non è un visionario improvvisato: è stato inserito dal Time nella lista dei 100 leader più influenti dell’IA nel 2024.
E le sue parole ci portano in una riflessione profonda: il futuro della comunicazione, dell’apprendimento e del nostro rapporto con la tecnologia, analizzando i rischi e le possibilità. Perché il futuro non è scritto, ma dipende da come lo interpreteremo.”
1️⃣ IL CAMBIO DI LINGUAGGIO
“Partiamo da un dato: per secoli la lettura e la scrittura sono stati i pilastri della civiltà.
La Bibbia, la filosofia greca, la scienza moderna… tutto si è costruito attraverso il testo.
Eppure, oggi le nuove generazioni comunicano diversamente:
preferiscono un messaggio vocale a una mail, un reel a un articolo,
un’immersione in VR a un manuale.
La scrittura sta cedendo il passo a forme più immediate, intuitive, sensoriali.
Riparbelli sostiene che questo cambiamento non è un impoverimento, ma un’evoluzione naturale: l’audio e il video sono più veloci, più diretti, più universali.
Ma allora la domanda è: cosa perdiamo quando abbandoniamo il testo? Perché leggere e scrivere non sono solo modi per comunicare: sono allenamenti cognitivi. Costringono la mente a organizzare pensieri, a rallentare, a riflettere.”
2️⃣ IL RUOLO DELL’AI
“Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale.
Riparbelli lo spiega chiaramente: combinando i video generati dall’IA con i modelli linguistici, potremo creare un nuovo tipo di media.
Non più contenuti statici, ma esperienze dinamiche:
- un video che non guardi soltanto, ma che risponde alle tue domande,
- una lezione che si adatta al tuo livello di attenzione,
- una storia che cambia a seconda delle tue scelte.
Un media interattivo, personalizzato, quasi vivo.
Pensateci un attimo: oggi leggiamo tutti lo stesso libro, ma domani ognuno potrà avere il “suo” libro, narrato da un avatar, con spiegazioni cucite sui suoi interessi.
Velocità, scalabilità, precisione. È questo il fascino della visione di Riparbelli.
Ma è anche qui che si nasconde un rischio: se ogni contenuto viene adattato a noi, che fine farà l’esperienza condivisa? Resteremo individui isolati, ognuno dentro la sua bolla narrativa?”
3️⃣ APPRENDIMENTO DELLE NUOVE GENERAZIONI
“Ed eccoci al punto più delicato: i bambini.
Riparbelli dice: la generazione attuale di bambini potrebbe apprendere più velocemente, nonostante la tecnologia.
Cosa significa?
Significa che, nonostante distrazioni, schermi e velocità, i bambini hanno capacità cognitive diverse dalle nostre. Assimilano informazioni in modo più rapido e fluido, passando dall’audio al video senza difficoltà.
È un bene o un male?
Da un lato, è un vantaggio: crescere in un ambiente immersivo significa essere pronti a interagire con tecnologie sempre più complesse.
Dall’altro, c’è un rischio enorme: se non imparano lo sforzo della lettura, se non esercitano la scrittura, svilupperanno meno profondità critica.
Velocità sì, ma profondità? Questo è il vero dubbio.”
4️⃣ LA DOMANDA CENTRALE
“E allora, torniamo alla frase iniziale: i nostri nipoti saranno davvero l’ultima generazione a leggere e scrivere?
Forse sì, nel senso che non useranno più il testo come noi.
Ma forse no, perché la scrittura potrebbe trasformarsi in altro: in un codice usato solo da specialisti, come oggi fa chi programma computer.
La questione non è se leggeremo meno libri, ma se saremo ancora capaci di pensare in modo autonomo.
Perché leggere e scrivere ci costringono a ragionare.
Il rischio è che, affidandoci solo a contenuti preconfezionati, smettiamo di allenare la mente.
E quando deleghi la memoria, il ragionamento e persino la narrazione a una macchina… cosa resta di te?”
“Victor Riparbelli ci mostra un futuro affascinante, ma anche inquietante.
Un futuro dove i media non li consumi, ma ci dialoghi.
Un futuro dove i bambini imparano a correre più in fretta di noi, ma forse dimenticano come si cammina piano.
Il punto è: vogliamo davvero rinunciare alla lettura e alla scrittura?
O vogliamo integrare questi nuovi linguaggi senza perdere le radici del pensiero?
La tecnologia non è colpevole. È neutrale.
Siamo noi che dobbiamo decidere se usarla per ampliare le nostre possibilità… o per consegnare la nostra autonomia a chi crea i contenuti al posto nostro.
Il futuro non è scritto. Forse non sarà nemmeno letto.
Ma resta una certezza: dobbiamo essere noi a scegliere se tenerci la penna… o lasciare che a scrivere la nostra storia sia l’Intelligenza Artificiale.”
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